Ogni giorno nel mondo oltre 130.000 voli di linea decollano e atterrano trasportando circa 14 milioni di passeggeri. Se si aggiungono i jet privati e i voli non di linea, le operazioni quotidiane arrivano a superare quota 250.000 [Corriere della Sera, 2025]. Al comando ci sono circa 300.000 piloti professionisti, figure centrali per la sicurezza aerea, che operano in un settore dove precisione, disciplina e preparazione continua non sono un’opzione, ma una necessità assoluta.
La professione di pilota affascina da sempre l’opinione pubblica: libertà, viaggi, stipendi elevati. Ma la realtà è più complessa: diventare pilota richiede anni di formazione, ingenti investimenti economici, continui aggiornamenti, un regime lavorativo regolato in ogni dettaglio dall’EASA (European Union Aviation Safety Agency) e un monitoraggio medico costante.
In questo articolo approfondiamo il percorso per diventare pilota, i ritmi di lavoro, le retribuzioni e le sfide quotidiane, prendendo spunto da un’inchiesta del Corriere della Sera.
Come diventare pilota? Una formazione lunga e costosa
In Europa, per ottenere la licenza ATPL (Airline Transport Pilot Licence) servono in media due anni e mezzo di scuola di volo. Si tratta di un percorso impegnativo, sia dal punto di vista accademico che economico: i costi si aggirano tra 100.000 e 120.000 euro.
Una volta conseguita la licenza, occorre il cosiddetto “type rating”, cioè l’abilitazione a pilotare un determinato modello di aeromobile (es. Airbus A320 o Boeing 737). Questa fase si svolge principalmente al simulatore e comporta un costo aggiuntivo di circa 25.000 euro.
Segue l’addestramento in linea, ossia 30-40 voli reali con un istruttore. Da qui inizia la carriera come primo ufficiale (copilota). Il passaggio a comandante non è automatico: avviene in base alle necessità della compagnia, all’anzianità e al superamento di corsi comando, test psicologici e prove pratiche. Non tutti riescono: circa il 10% dei candidati non supera le selezioni finali [Corriere della Sera, 2025].
Le regole di sicurezza: turni, ore massime e riposi obbligatori
Per garantire la sicurezza dei passeggeri e prevenire la fatica operativa (fatigue), i piloti sono soggetti a regole precise stabilite da EASA e recepite da ENAC in Italia:
- Ore massime di volo annue: 900
- Ore complessive di servizio (inclusi briefing e controlli): 2.000
- Limite settimanale: 60 ore
Inoltre, la normativa prevede un riposo esteso ricorrente (Recurrent Extended Recovery Rest Period): almeno 36 ore consecutive, comprendenti due notti locali intere, da garantire entro un massimo di 168 ore (7 giorni) dall’inizio del servizio precedente [Regolamento UE n. 83/2014].
Questo significa che, indipendentemente dalla pianificazione dei voli, ogni pilota deve avere periodicamente un recupero prolungato che includa due notti di sonno pieno, fondamentale per mitigare gli effetti della stanchezza accumulata e del jet lag.
Nella pratica:
- Un pilota di corto/medio raggio può arrivare a lavorare 12-14 ore al giorno con più tratte.
- Nei voli intercontinentali i turni si estendono fino a 16-18 ore, con tre o quattro piloti che si alternano in cabina.
- Dopo un lungo raggio sono previste 24-26 ore di riposo a destinazione; in caso di traversata di più fusi orari, il rientro a casa richiede almeno tre notti consecutive di recupero.
Vita quotidiana: tra cabine di pilotaggio e vita privata
Il lavoro del pilota ha un forte impatto sulla vita privata. Chi vola sulle rotte nazionali o europee può quasi sempre rientrare a casa la sera, mentre chi lavora sulle rotte intercontinentali deve abituarsi a lunghe assenze, con la consapevolezza che eventi familiari importanti possano coincidere con un turno dall’altra parte del mondo.

Quanto guadagna un pilota?
Parlare di stipendi nel mondo dei piloti significa entrare in un terreno molto variegato. In Italia e in Europa, chi inizia la carriera come primo ufficiale parte con una retribuzione intorno ai 30.000 euro all’anno, una cifra che cresce progressivamente con l’esperienza e l’anzianità. Con il tempo e con il passaggio a comandante, lo stipendio può arrivare anche a 90-100.000 euro annui, soprattutto nelle compagnie tradizionali.
Se allarghiamo lo sguardo ad altre aree del mondo, le differenze diventano ancora più marcate. In Asia e in Medio Oriente, dove c’è una forte carenza di piloti, alcune compagnie arrivano a offrire compensi che raggiungono anche i 400-500.000 euro annui per i comandanti. Si tratta però di condizioni particolari, spesso legate alla necessità di attrarre professionisti dall’estero per coprire una domanda in continua crescita.
Anche la struttura contrattuale può cambiare molto: alcune compagnie, come easyJet, puntano su una parte fissa molto elevata (intorno al 70-75% dello stipendio), che garantisce entrate stabili anche nei periodi con meno voli. Altre invece preferiscono legare una quota significativa della retribuzione alle ore effettive di volo, rendendo il reddito del pilota più variabile e dipendente dall’attività stagionale.
Il ruolo centrale della medicina aeronautica
Oltre alla formazione tecnica, c’è un aspetto imprescindibile: la salute psicofisica del pilota. Un comandante deve essere in perfette condizioni non solo fisiche, ma anche mentali.
Secondo la normativa ENAC/EASA, i piloti devono possedere una certificazione medica di Classe 1, che viene rilasciata e rinnovata periodicamente da un Esaminatore AeroMedico (AME) autorizzato.
Gli accertamenti comprendono:
- esami clinici generali
- valutazione della vista e dell’udito
- esami cardiovascolari e neurologici
- screening psicologico
- analisi di laboratorio
La periodicità varia con l’età: più giovane è il pilota, più lunghi sono gli intervalli di rinnovo. Con l’avanzare dell’età i controlli diventano più frequenti, proprio per garantire sempre la massima sicurezza.
È qui che entra in gioco la medicina aeronautica, disciplina che unisce competenze mediche e conoscenza delle condizioni operative del volo. Le strutture che si occupano di visite mediche per il rilascio di certificazioni di volo, come lo Studio Minoretti rappresentano un punto di riferimento per i piloti e il personale aeronautico, assicurando controlli puntuali, certificazioni ufficiali e supporto medico specializzato.
Essere pilota di aereo significa assumersi una delle responsabilità più grandi che esistano: la sicurezza di centinaia di passeggeri a ogni volo. Dietro l’immagine affascinante della divisa si nasconde una realtà fatta di studio, sacrifici, controlli medici costanti e norme rigorose.
Ogni decollo e ogni atterraggio sicuro sono il risultato di questo impegno, di una preparazione senza compromessi e di una rete di professionisti – piloti, medici aeronautici, ingegneri, enti regolatori – che lavorano insieme per garantire che volare rimanga il mezzo di trasporto più sicuro al mondo.









